PontedilegnoPoesia - I totem

A PontedilegnoPoesia è strettamente connessa un’altra iniziativa culturale: la realizzazione di totem poetici, più volgarmente definibili “contenitori di poesie”, installati lungo le strade del paese, per consentire ai turisti e agli abitanti un approccio più diretto a questa forma di cultura.
L’iniziativa nasce da un’idea lanciata da uno dei poeti finalisti della prima edizione, Giuseppe Langella: fare di Ponte di Legno “il paese della poesia”. L’idea venne subito raccolta da MirellaCultura, con la collaborazione del Comune di Ponte di Legno e, dal 2011, è cominciata la collocazione dei totem, uno ogni anno, con poesie connesse a un tema legato alle caratteristiche del territorio (acqua, neve, pietra, vento).


Primo Totem 2011


All’Oglio, dove nasce
Nasci tra scrosci e schiume,
dovendo far di due torrenti un fiume.
Ti rovesci a rapina e non conosci
angustie di tormenti.
Campione dei gradassi,
ti avventi addosso ai sassi con orgoglio:
così, così ti voglio!
Incurante dei graffi,
prendi la vita a schiaffi,
come fanno i ragazzi con la fionda.
Risuona ogni sponda d’urti e schiamazzi,
e risate da pazzi
a cavallo dell’onda.
Ma che resta di te una volta a valle?
Abbassi, ahimé, la cresta,
ai gorghi dai le spalle,
arreso ti rilassi,
ti rassegni a ogni sorta di salassi
e infine opaco, turpe, t’impaludi.
Oh, quanto mi deludi!
Eri tutto un rigoglio d’energia:
ti sei fatto, per via,
untuoso più dell’Oglio.
Giuseppe Langella
 

 

Secondo totem 2012



Neve d’aprile
(canzonetta)
Quest’anno i larici
hanno le pigne rosa
(rosa come i capezzoli
delle capre che brucano).
Il vento che le munge
di qua e di la’ nel verde
mugola di neve,
e i pensieri vanno via.
Nella mezz’ombra infreddolite
salgono e scendono formiche
dai rami in minime cordate…
Oh, l’Adamello
che accende la stagnola dei ghiacciai
e illude feritoie strette…
neri obici… granate…
mantelline grigioverdi
nel volo delle aquile imperiali…
Un tonfo buca all’improvviso
il buio dei crepacci.
E’ un grido?
(o l’eco dei moschetti?).

Il bianco sterminato del silenzio obnubila la Storia.
Sandro Boccardi


 

Terzo totem 2013



Le verità della Montagna

( In Valcamonica )
Da goccia d’acqua
a pietra conclamata
silenti passano
le verità della montagna:

passano i vènti sulle alte cime,
turbìna lieve il soffio delle nevi,
aghi fra pini brillano in silenzio,
tuonano i torrenti dalle alture
scabre, precipitando…
strappano sguardi i velluti dei funghi,
ponti di legno abbracciano le rive
e sotto ride vita d’acqua in corsa,
acqua e ghiaccio:
viva memoria che non torna indietro;
ma nella voce del bianco silenzio
vive memoria d’una guerra bianca…
vagano sguardi e lacrime – così –
dalle infinite stelle silenziose.

Dall’alto, (fra le nubi, vedi?)
capovolto è il mondo,
capovolti i valori e gli sguardi,
infinita la scoperta d’un dio
da sempre silenzioso.
Precario il piede sulla terra,
stabile il cuore nel più alto amore
Marisa Brecciaroli

 

Quarto totem 2014



Vento di fine agosto

Chi è stato così astuto e turbolento?
Chi mi ha sollevato la veste
oltre il dorsale del Castellaccio?
Chi mi ha gettato sul petto una cicala
dura come una tegola?
Vattene, cicala! Allontanati dai peccati
tu così verde – tu, che dicono immortale.
Sa fare molte cose, il vento. Sfronda i pini,
disperde lo stillicidio dell’estate,
corruga i tetti, squassa le misure
degli sguardi – tenta perfino di asciugare
la fertilità di una ferita
aperta in altro tempo
da un non dissimile
turbine di vento.

Curzia Ferrari


 

Quinto totem 2015



Se vardi el mund

Se vardi el mund, ven sü un olter mund…
uh quanti mort! quant’àrbur ch’àn s’cincâ!
câ növ, alter culur del mar, e altra gent,
e facc che rìdd, ch’j canta, e tanta vöja
de vèss fradèj al mund … Ah mì nel vent!
mì che sun pü mì, aria che rìdd la föja
e tütt me gira inturna malament…
Sé gh’era d’inscì bèll ne la memoria?
Mancava el pan, mancava el vulavent,
rübaum legna per scaldàss la storia
di mort in strada, di nost amîs massâ,
ma gh’evum dent ’na vöja de baldoria
lassàs aj spall el dulur passâ,
el vurèss ben, sugnass un diu in gloria
e bév la vita ’me füdèss champagn.

Franco Loi



 

Sesto totem 2016


Legno
Mi trasfiguro in ossame su una tavola di legno.
Patisco per pietà dei secoli il mio pegno.
Lascia il dolore alle conifere una rima
dentro il tempo che si attorciglia e spazia,
come barca e rifugio: un che di grazia
rinata e d’alto fusto e al cielo e legno
che custodisce gli ori della terra.
Prendo di te nel tempo ciò che serra
la vita e il tempo del mio stare,
segreto il tempo e l’albero nel cavo
mantiene la virtù, l’alta che bella
nel suo marchio ora c’investe e resta.
Senza timore, ma con forza antica
spingiamo avanti i rami, ciò che resta,
luogo, sorgente, spazio tutto in festa.

Alberto Toni

 

 

Settimo totem 2017

27 settembre 1917 

“L’ordine di iniziare il bombardamento venne verso le 11
e poco dopo si scatenò l’inferno. Era come se la montagna tremasse…”

Bruciava nelle brume ul Pont de Legn, si vedeva
In basso il rosso e il fumo risalire a nord col vento
Già piegato. Somigliava alla linea precisa
Del mattino, in cerchio
Si stendeva per tutta la vallata
Sui cavalli sui prati e dal sentiero
Ritornava alle case a strisce rosse
Di dogana, di segnali e bandiere,
Si fermava.
La testa del sole-fuoco era vicina
Riscaldava solo da sinistra
E fumo bianco mangiava
Finché non più grida, e i lamenti
Parvero solo di animali.
Nascosti tra gli abeti, con le mani
Strette alle mitraglie,
Scivolati al punto estremo della pista
Gli asburgici si volsero a guardare
Lo scempio al tetto della parrocchiale

    Franco Buffoni

 




 Ottavo totem 2018


Dai suoi raggi
Risplenderà in decomposizione

un giorno il sole: trasformato in elio

l’idrogeno del cuore, rallentato

il battito, più esile il respiro,

il fiero dio sulla quadriga raggio

dopo raggio comincerà a morire,

saluterà le nuvole e i pianeti,

invecchierà nei secoli dei secoli,

fiacco e gigante, una stella enorme

calerà sui deserti. Sopra il cocchio

celere un tempo, siederà un vecchio

deforme e stanco, triste stella obesa

arresa al fato. L’idolo dolente

che tutto ha visto, tutto ha assecondato,

e fiumi e terra, Helios rinsecchito,

ricorderà montagne e continenti,

i ciclamini, i gemiti degli uomini,

la bontà dei castagni, le distratte

rive dei laghi, il volo rarefatto

della nottola, l’orgoglio dei ghiacciai,

il lume remissivo delle lucciole,

la mano tesa ad indicare il sole:

il sole che brillava sui miraggi,

la mano ad accennare antichi viaggi,

quand’era ogni giornata nuova vita

che scintillava ardente dai suoi raggi.

Giuseppe Grattacaso

 


NONO TOTEM 2019



Cavalier del vento

Il fremito segreto della valle

abbraccia le creature acquattate

nell'erba, nascoste tra i rami in fiore

che lo spiano, invisibili dalle

tane, dai cespugli come le fate

dei sogni che promettono l’amore.

È fragile nell'orto, come il fiore

di zucca, ma feroce coi nemici

immaginari il cavalier del vento,

che strappa erbacce e fugge l’amore

ferito, poi promette benefici

a cetrioli e piselli nel portento

recitando: mie caste erbucce

erbette, mie paroline, piccine

parolette, servette, disperate

vi sogno, vi voglio, sempre carucce

nel verde, nel volo, mie truffaldine

con voi affondo nella terra, amate,

una carezza leggera mi aspetto,

son pronto per voi in doppiopetto.

Mario Rondi

 


DECIMO TOTEM 2020


effatà

c'è tra i semi un seme di pianta
che aspira ad essere il sicomoro
- e la scala:
è nel movimento la Grazia
e un verde effatà ancora stupisce
dite:
se un ramo - ogni ramo, un minuto per volta
se uno stormo
se un raggio d’alba
se una primizia d’universo
un respiro
se un corpo
se un tronco
il muschio alla radice
la foglia
se un volo d’uccello
con ali pronte all’ombra
se un odore di pioggia
se un timido nido
un bianco d’uovo, e l’oro
se una mano
dopo la carezza
se un altro corpo - un altro tronco
se un altro ramo
se il Tempo li aggiogasse
tutti
d’incanto
tutti
dall’aurora alla luna
cosa sarebbe il Nome
in Silenzio?

Nina Nasilli